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Indie-Casting-intervista gli Amari
Published 2 weeks ago
Description
Sono ormai 25 anni buoni che gli Amari – band friulana che ha visto cambiare diverse line-up, ma che si è sempre articolata intorno allo storico nucleo composto da Davide “Pasta” Piva, Dario “Dariella” Moroldo e Francesco “Cero” Ceravolo – affinano la propria personale visione della musica pop, spaziando con naturalezza fra influenze musicali distanti e assimilando nel tempo suoni nuovi e vecchie scoperte.
La loro musica è stata definita in molti modi, usando un sacco di parole (pop, rock, dance, cantautorato, indie, hip hop, elettronica, r’n’b…), cercando di fotografare una traiettoria in costante mutamento, un mutamento cercato ma forse non del tutto chiaro neanche agli Amari stessi.
Se si ascoltano in sequenza i loro album in studio, dall’esordio di “Corporali” (1999) fino al più recente “Polverone” (2017), ci si rende conto che una matrice comune c’è, un’ostinata ricerca di decostruire e ricostruire la canzone pop, unendo testi intimi e personali a melodie appiccicose e sonorità eclettiche, ma c’è anche un’evoluzione che segue il percorso biografico di persone che in tutti questi anni sono cresciute, hanno cambiato case, città, lavori e compagne, hanno messo su famiglie, ma che nonostante questo (o forse proprio per questo) vedono nella musica il miglior diario possibile in cui annotare “tutte le sconfitte” (questa sarebbe una citazione da “Bolognina revolution”, contenuta in “Grand Master Mogol”, il loro album più noto e apprezzato).
Probabilmente è proprio la forza dei loro testi, che alternano fulminanti epifanie generazionali a momenti più astratti, poetici e talvolta giocosi in cui perdersi nella ricerca di una chiave interpretativa, ad aver riunito intorno a loro un pubblico fedele, e a permettere che si esibissero per anni nei principali festival e club di tutta Italia.
Con “Finta di Niente” (il nuovo album) si apre finalmente un nuovo capitolo del diario degli Amari.
Programma dedicato a tutta la musica indipendente non programmata dai grossi network
La loro musica è stata definita in molti modi, usando un sacco di parole (pop, rock, dance, cantautorato, indie, hip hop, elettronica, r’n’b…), cercando di fotografare una traiettoria in costante mutamento, un mutamento cercato ma forse non del tutto chiaro neanche agli Amari stessi.
Se si ascoltano in sequenza i loro album in studio, dall’esordio di “Corporali” (1999) fino al più recente “Polverone” (2017), ci si rende conto che una matrice comune c’è, un’ostinata ricerca di decostruire e ricostruire la canzone pop, unendo testi intimi e personali a melodie appiccicose e sonorità eclettiche, ma c’è anche un’evoluzione che segue il percorso biografico di persone che in tutti questi anni sono cresciute, hanno cambiato case, città, lavori e compagne, hanno messo su famiglie, ma che nonostante questo (o forse proprio per questo) vedono nella musica il miglior diario possibile in cui annotare “tutte le sconfitte” (questa sarebbe una citazione da “Bolognina revolution”, contenuta in “Grand Master Mogol”, il loro album più noto e apprezzato).
Probabilmente è proprio la forza dei loro testi, che alternano fulminanti epifanie generazionali a momenti più astratti, poetici e talvolta giocosi in cui perdersi nella ricerca di una chiave interpretativa, ad aver riunito intorno a loro un pubblico fedele, e a permettere che si esibissero per anni nei principali festival e club di tutta Italia.
Con “Finta di Niente” (il nuovo album) si apre finalmente un nuovo capitolo del diario degli Amari.
Programma dedicato a tutta la musica indipendente non programmata dai grossi network