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Radio. Dalla frequenza allo stream: per le emittenti la partita si gioca sull’accesso. App, smart speaker e aggregatori cambiano i preset
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Negli USA, tra i 13-34enni, il mobile ha superato il ricevitore AM/FM come dispositivo di accesso all’audio in auto: 46% contro 43% nel Q2 2026.
Il contenuto radiofonico conserva però una posizione forte: nel Q1 2026 AM/FM, tra broadcast e stream, valeva il 46% del tempo audio in auto nella stessa fascia.
Il 30% degli ascoltatori settimanali AM/FM utilizza anche gli stream, mentre questi rappresentano il 14% del tempo complessivamente trascorso con la radio.
La differenza tra i due indicatori suggerisce agli editori uno spazio per utilizzare il broadcast come leva di sviluppo dell’ascolto IP.
L’app proprietaria può diventare un ecosistema OTT oppure puntare sulla massima semplicità, replicando l’immediatezza del tradizionale preset.
Sugli smart speaker assumono crescente importanza nome, riconoscibilità fonetica, skill, metadati e station ID, perché essere disponibili non significa necessariamente essere trovati.
La pluralità delle stazioni ascoltate favorisce anche gli aggregatori, che ricostruiscono nell’ambiente IP la funzione svolta dai preset sui ricevitori.
Il caso TuneIn, acquisita da Stingray per un corrispettivo potenziale di 175 milioni di dollari, mostra il valore economico assunto dall’intermediazione dell’accesso.
In Europa la transizione segue però un percorso diverso dagli USA per il peso del DAB+, che nel Regno Unito rappresenta il 57% delle ore di ascolto digitale.
Per gli editori la sfida diventa quindi trasferire nell’ambiente IP la semplicità della radio, evitando che il controllo dell’accesso all’ascolto passi progressivamente a soggetti terzi.