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McLuhan torna d’attualità: lo stesso contenuto è percepito diversamente in funzione dei mezzi che lo veicolano. E l’IA è diventato un vettore
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Tra poco la celebre frase del sociologo Marshall McLuhan “il medium è il messaggio” (“il medium è il massaggio” era stato un errore di un distratto tipografo) compirà 60 anni. E non è mai stata così attuale, anche se non nel senso originariamente immaginato dall’autore.
L’intelligenza artificiale non sta soltanto cambiando il modo in cui leggiamo le notizie: sta modificando il rapporto tra esseri umani, conoscenza e fonti informative.
Tutte le idee invecchiano, ma alcune, con il trascorrere del tempo, si rivelano più attuali proprio quando cambia il mondo.
La celebre affermazione del sociologo canadese Marshall McLuhan, Il medium è il messaggio (pubblicata nella prima edizione del 1967, curiosamente uscita con il titolo The Medium is the Massage per un errore tipografico poi volutamente mantenuto), appartiene certamente a questa categoria.
Per molti è diventata una citazione quasi rituale; per altri una formula tanto famosa quanto raramente approfondita.
Eppure è difficile trovare un concetto capace di descrivere meglio ciò che sta accadendo oggi con l’intelligenza artificiale.