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Il mercato dell’aria – Monologo sui venditori del nulla

Il mercato dell’aria – Monologo sui venditori del nulla

Published 4 months, 3 weeks ago
Description


Viviamo in un tempo in cui tutto si vende.

Successo, felicità, autenticità, competenza.


Ma cosa succede quando il prodotto è il vuoto?

Quando l’apparenza prende il posto della sostanza?


Questo è un podcast spigoloso, pirandelliano, ma non contro qualcuno.

È un invito a fermarsi.

A distinguere il rumore dal valore.

L’eco dalla voce.

L’aria dall’ossigeno.


Benvenuti nel mercato dell’aria.



🎭 Testo completo


Signore e signori,

benvenuti al grande mercato.


Non quello del pesce.

Non quello della frutta.


Il mercato dell’aria.


Qui si vende tutto.

Anzi, no.


Qui si vende niente.


E il niente…

è confezionato benissimo.



C’è chi vende successo in tre mosse.

Chi vende felicità in un corso.

Chi vende autenticità pre-registrata

e spontaneità con filtro incluso.


E noi guardiamo.


Scorriamo.


Compriamo.



C’è il guru del risveglio alle cinque,

che dorme fino alle nove ma non lo dice.

C’è l’imprenditore motivazionale

che affitta una macchina per fare il video.


C’è il “food blogger” — pardon, food blogger —

che non sa distinguere il sale dallo zucchero,

ma sa distinguere

un trend da un altro trend.


Non cucina.


Assembla.


Non crea.


Copia.


Non inventa.


Incrocia, incolla, imposta, pubblica.


E l’algoritmo applaude.



Siamo entrati nell’epoca del “sembrare”.


Sembrare esperti.

Sembrare felici.

Sembrare profondi.


Ma Pirandello ci aveva avvisati,

molto prima dei social,

che siamo uno, nessuno e centomila.


Oggi siamo centomila profili.

E forse nessuna sostanza.



Vendono aria.


Aria compressa in parole altisonanti.

“Mindset.”

“Performance.”

“Brand personale.”

“Strategia.”


Ma se buchi il palloncino

cosa resta?


Un eco.


Un vuoto che fa rima con “nuovo”.


Nuovo corso.

Nuova formula.

Nuovo segreto svelato.


Ma il segreto vero è questo:

non c’è segreto.



E l’arte?


L’arte si è stancata.


L’arte non fa clickbait.

Non promette miracoli.

Non grida.


L’arte sussurra.


E nel rumore continuo

chi ascolta più il sussurro?



Un tempo si imparava un mestiere.

Si sbagliava.

Si riprovava.


Oggi si impara una posa.

Un’inquadratura.

Un gancio iniziale di cinque secondi.


“Non crederai mai a quello che sto per dirti.”


No, infatti.


Non ci credo.



Eppure non è colpa loro.


No.


È il teatro del nostro tempo.


Un grande palcoscenico

dove tutti vogliono essere protagonisti

ma nessuno vuole fare le prove.


Dove si recita competenza

prima ancora di averla costruita.


Dove si vende esperienza

prima ancora di averla vissuta.



E allora mi chiedo:


Non stiamo forse comprando l’illusione

di non dover più faticare?


Perché l’aria è leggera.

La sostanza pesa.


La sostanza richiede studio.

Richiede silenzio.

Richiede tempo.


E il tempo…

non è

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