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“Io, Sophie” – Una voce che non ha smesso di parlare

“Io, Sophie” – Una voce che non ha smesso di parlare

Published 4 months, 3 weeks ago
Description

Mi chiamo Sophie.

Ho ventuno anni.

E oggi è il 22 febbraio 1943.


Oggi il mio corpo morirà.

Ma la mia coscienza no.


Sono nata in Germania.

Sono cresciuta credendo nell’onore, nella giustizia, nella dignità.

All’inizio anch’io ho creduto alle parole forti, alle bandiere, ai discorsi pieni di promesse.

Ma poi ho visto.


Ho visto la paura.

Ho visto il silenzio.

Ho visto persone intelligenti fingere di non capire.


E allora ho capito una cosa semplice:

se tutti tacciono, il male cresce.


Con mio fratello e alcuni amici abbiamo creato un piccolo gruppo.

Lo abbiamo chiamato Rosa Bianca.

Non avevamo armi.

Avevamo solo parole.


Scrivevamo volantini.

Li lasciavamo all’università.

Li spedivamo per posta.


Dicevamo:

“Pensate. Non lasciate che altri pensino per voi.”


Non era un atto eroico.

Era un atto necessario.


Oggi mi condannano per questo.

Mi chiamano traditrice.

Ma io non ho tradito il mio Paese.

Ho tradito la paura.


Ho avuto paura?

Sì.

Sono umana.


Ma c’è qualcosa di più forte della paura:

la coscienza.


Tra poco entrerò in una stanza.

Ci sarà silenzio.

Sarà veloce.


Forse qualcuno pensa che sia stata inutile.

Che tre studenti non possano cambiare nulla.


Ma io vi dico questo:

ogni parola vera lascia una traccia.


Non so se vinceremo.

Non so quanto tempo ci vorrà.

Ma so che la libertà non nasce dal silenzio.


Se mi ascolti oggi,

non piangere per me.


Chiediti invece:

quando vedo un’ingiustizia, cosa faccio?

Resto in silenzio?

O parlo?


La mia vita è breve.

Ma la libertà vale più della vita.


E anche se oggi mi tolgono la voce,

le idee non si possono ghigliottinare.

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