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Buon Lavoro con Filippo Poletti

Buon Lavoro con Filippo Poletti

Published 5 months, 2 weeks ago
Description

Scuola-Lavoro, Cuore Italiano, Guardate le Stelle

Filippo ci augura un buon inizio settimana e soprattutto un Buon Lavoro con le sue tre parole della settimana!

La prima parola della settimana è “scuola-lavoro”: l’attenzione delle aziende per i collaboratori deve iniziare dalla scuola. Il CEO e co-fondatore di Satispay Alberto Dalmasso ha deciso di dare vita a una casa per gli studenti a Torino: 99 posti letto, in camere doppie e singole, messi a disposizione a prezzi concordati con il ministero dell’Università e della Ricerca. «L'idea mi è venuta pensando a don Igino Trisoglio, che ci accoglieva a Villa San Giuseppe», dice. «Il futuro sarà sempre più orientato verso un ecosistema guidato da aziende tecnologiche, in cui studio, competenze e spirito imprenditoriale si integrano». Visione a medio e lungo termine!

La seconda parola della settimana è “cuore italiano”: bellissima storia di lavoro, affetto e gratitudine nei confronti dell’Italia. Emigrato negli Stati Uniti 50 anni fa, l’ingegnere imprenditore Mario Maggiorana ha donato 150mila euro a Lapedona, la piccola città natale in provincia di Fermo con 1.141 abitanti: «Siete sempre nel mio cuore. Mio padre faceva il falegname e da qui sono partito», ha raccontato agli amici lapedonesi. E così sul conto corrente del Comune marchigiano ha versato una bella cifra, destinata dall’amministrazione a sostenere il costo degli interventi urgenti. Casa, dolce casa!

La terza parola della settimana è “Guardate le stelle”: «Guardate le stelle, non i vostri piedi. La disabilità mi ha motivato ad aiutare gli altri: farò il prof». Lo dice Mattia Sgargi di Molinella a due passi da Bologna: mesi fa la laurea triennale in Fisica all’università di Ferrara con una tesi in cosmologia sull'evoluzione delle perturbazioni. A settembre, tra qualche giorno, si iscriverà alla magistrale, seguendo le orme di Stephen Hawking, il fisico inglese che ha reso la cosmologia accessibile al grande pubblico con libri come “Dal big bang ai buchi neri”, racconta Alessandra Arini su Repubblica. «Dopo il periodo pandemico ho iniziato a frequentare un’associazione di volontariato che si occupa di disabilità e mi sono accorto che, anch’io, sono in grado di aiutare le altre persone – spiega –. Ho iniziato a vedere la disabilità come una semplice caratteristica che non definisce la mia persona e ho capito che per essere accettato dagli altri devo solo essere me stesso». Bellissimo esempio dall’Emilia!

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