Episode Details

Back to Episodes
Condizioni disumane nei CPR per rifugiati e richiedenti asilo - Intervista a Yasmine Accardo

Condizioni disumane nei CPR per rifugiati e richiedenti asilo - Intervista a Yasmine Accardo

Published 1 year, 8 months ago
Description
Sappiamo molto bene quanto sia diventato facile voltare le spalle e far finta di non vedere i drammi che riguardano il mondo, le persone.
Non siamo in grado di accorgerci della profondità del dolore che ci passa accanto, delle difficoltà, degli sforzi che chi ha avuto meno dalla vita deve affrontare quotidianamente per restare a galla.


Sono stata felice di raccogliere la testimonianza di Yasmine Accardo, protagonista dell'intervista del 31 gennaio 2025 alle ore 19.00 in diretta streaming sui canali Frasivolanti.


Yasmine Accardo è un'attivista indipendente. Si è occupata di monitoraggio e denuncia delle condizioni di accoglienza richiedenti asilo e rifugiati in Italia. Referente per la Campagna LasciateCIEntrare che si occupa di denunciare le condizioni dei CPR e dare voce ai reclusi, con l’obiettivo di chiuderli. È stata insegnante di italiano per stranieri per 18 anni e segue le persone in transito. È anche operatrice legale di Pensare Migrante. (fonte: https://www.giornaliste.org/speaker/yasmine-accardo/ )


Cos'è LasciateCIEntrare? Di seguito la descrizione estrapolata dal sito ufficiale della campagna (https://www.lasciatecientrare.it/chi-siamo/ ).



"La campagna LasciateCIEntrare è nata nel 2011 per contrastare una circolare del Ministero dell’Interno che vietava l’accesso agli organi di stampa nei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) e nei C.A.R.A. (Centri di accoglienza per richiedenti asilo): appellandosi al diritto/dovere di esercitare l’art. 21 della Costituzione, ovvero la libertà di stampa, LasciateCIEntrare ha ottenuto l’abrogazione della circolare e oggi si batte per la chiusura dei CIE, l’’abolizione della detenzione amministrativa e la revisione delle politiche sull’immigrazione. Tuttavia, ancora oggi la sospensione del divieto non rappresenta de facto la garanzia della libertà di informazione.
Capire e raccontare cosa accade in questi luoghi è estremamente difficile a causa della discrezionalità con la quale le richieste di accesso vengono gestite e trattate. Grazie all’attenzione di molti giornalisti, avvocati e attivisti sono venute fuori storie di persone rinchiuse ingiustamente, di errori giuridico amministrativi, di rivolte, di mancata assistenza, di trattamenti al limite del rispetto dei diritti umani e civili. Abbiamo visto giovani nati e cresciuti in Italia che sono stati chiusi in un CIE, poi liberati con una sentenza, perché i loro genitori “stranieri” avevano perso insieme al lavoro anche il permesso di soggiorno.
Abbiamo incontrato potenziali richiedenti asilo, donne vittime di abusi sessuali o dell’ignobile tratta delle schiave, lavoratrici e lavoratori residenti in Italia da anni la cui unica colpa è stata quella di aver perso il proprio posto di lavoro e di non averne trovato un altro in tempo utile.
Abbiamo visto e sentito l’assurdità delle condizioni in cui lavora anche chi si occupa della loro vigilanza e assistenza.
Noi crediamo, al di là di posizioni politiche e credi religiosi, che trattenere per svariati mesi delle persone che non hanno commesso alcun reato rappresenti un’aberrazione di questo paese che ha dimenticato il suo passato e non ha una visione sostenibile del futuro.
Crediamo che un uomo o una donna non possano essere privati di un diritto fondamentale ed inalienabile come quello della libertà personale per un reato amministrativo. La detenzione amministrativa e il sistema creato intorno ad essa – allestimento spazi, gestione appalti per i servizi, sicurezza, etc . – rappresenta un inutile costo per la pubblica amministrazione. Esistono soluzioni alternative, esistono politiche di accoglienza che possono garantire la sicurezza dei cittadini e dei migranti, esiste una
Listen Now

Love PodBriefly?

If you like Podbriefly.com, please consider donating to support the ongoing development.

Support Us