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Alcuni Eroi // Some Heroes

Alcuni Eroi // Some Heroes

Published 2 years, 6 months ago
Description

Traduzione in italiano di Ariel Di Porto dall’essay originale di Paul Graham "Some Heroes" [Aprile 2008]. La lettura dell'articolo è di Irene Mingozzi.

Ci sono alcuni argomenti che mi riservo di trattare poiché li immagino particolarmente divertenti da affrontare, e questo rientra sicuramente tra quelli: una lista dei miei eroi.

Non voglio sostenere che questa sia una classifica delle n persone da ammirare maggiormente. Chi potrebbe redigere una lista del genere, anche volendo?

Per esempio, Einstein non figura in questa lista, sebbene meriti sicuramente un posto in ogni shortlist delle persone da ammirare. Ho chiesto a un'amica, dottoressa, se Einstein fosse davvero così intelligente come sembrava dalla sua reputazione, e lei mi ha confermato che sì, lo era. Allora, perché non è presente in questa lista? Perché ho voluto concentrarmi sulle persone che hanno avuto un impatto diretto sulla mia vita, e non su chi mi avrebbe potuto influenzare se avessi avuto l'opportunità di comprendere appieno il loro lavoro.

Il mio test consisteva nel riflettere su una persona e chiedermi: "Questa persona è il mio eroe?". Le risposte risultavano spesso sorprendenti. Ad esempio, nel caso di Montaigne, considerato l'inventore del saggio, la risposta è stata negativa. Ma perché? Quando ho approfondito il significato di definire qualcuno come eroe, ho realizzato che per me significava prendere decisioni basandomi su ciò che lui avrebbe fatto nella stessa situazione. Questo standard si rivela più rigoroso dell'ammirazione semplice.

Dopo aver fatto la lista dei miei eroi, ho cercato di capire se al suo interno ci fosse uno schema. E ne ho trovato uno molto chiaro. Tutti, all’interno della lista, hanno due qualità: tenevano in modo quasi eccessivo al loro lavoro ed erano persone assolutamente oneste. Con onestà non intendo tanto il fatto che siano meritevoli di fiducia quanto il fatto che non assecondino mai: non dicono o fanno mai qualcosa perché è quello che il pubblico vuole. Per questo motivo, sono tutte figure fondamentalmente sovversive, anche se lo celano in misura diversa.

Jack Lambert

Sono cresciuto a Pittsburgh negli anni Settanta. Per chi non è del posto, è difficile capire come la città percepisce gli Steelers. A livello locale, tutte le notizie erano pessime. L’industria dell’acciaio stava morendo. Ma gli Steelers erano la miglior squadra di football, e lo erano in un modo che sembrava rappresentare la personalità della città. Non facevano niente di stravagante, se non portare avanti il loro lavoro.

Altri giocatori erano più famosi di lui: Terry Bradshaw, Franco Harris, Lynn Swann. Ma erano tutti giocatori d’attacco, e tutti sono più attenti ai giocatori d’attacco. Al me dodicenne, esperto di football, sembrava che il migliore di tutti fosse Jack Lambert. E quello che lo rendeva così bravo era che era assolutamente implacabile. A lui non importava solo di giocare bene: ci teneva quasi troppo. Sembrava che prendesse come un insulto personale il fatto che qualcuno della squadra avversaria potesse avere la palla nel suo lato della mischia.

La periferia di Pittsburgh negli anni Settanta era un posto abbastanza noioso. La scuola era noiosa. Gli adulti erano annoiati con i loro lavori in grandi aziende. Tutto quello che ci arrivava attraverso i mass media era blandamente uniforme e prodotto altrove. Jack Lambert era l’eccezione. Non avevo mai visto nulla di simile.

Kenneth Clark

Kenneth Clark è uno dei migliori autori di saggi che io conosca,

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