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La storia dell’organo
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Cos’era l’hỳdraulis?
Si ritiene che la prima tastiera primitiva conosciuta appartenesse a uno strumento chiamato hỳdraulis, o organo ad acqua. Si pensa che sia stato inventato da Ctesibio, un ingegnere alessandrino, nella prima metà del III secolo a.C. Nel libro Musical Instruments of the West si legge:
“L’aria veniva pompata… in un recipiente perforato (pnigeus) posto in una cisterna d’acqua e, dallo pnigeus, veniva ulteriormente diretta nel somiere sotto [una serie di] canne, la cui pressione era stabilizzata dall’acqua”.
Le canne suonavano per mezzo di mantici azionati con l’aiuto di diversi tasti di grandi dimensioni. Visto che le note erano forti e sgraziate, l’hỳdraulis era adatto agli spettacoli circensi, alle fiere e alle feste all’aperto. Raggiunse l’apice della sua popolarità sotto l’Impero di Roma; persino l’imperatore Nerone fu descritto come un abile suonatore.
Perché l’organo pneumatico?
La sostituzione del compressore ad acqua con mantici che spingevano l’aria compressa diede vita all’era dell’organo pneumatico. Il mantice permetteva all’esecutore di sedersi davanti allo strumento, usando i piedi o le mani per fornire l’alimentazione dell’aria. I resti ritrovati negli scavi archeologici hanno permesso di datare l’organo pneumatico: III secolo d.C. o prima. Esso continuò a essere utilizzato in modo prominente per parecchi secoli. Visto che si utilizzava ancora una tastiera rudimentale, potevano essere suonate solo melodie molto lente. Infatti, la dimensione di ogni tasto doveva essere proporzionata alla relativa canna dell’organo. Per suonare una nota bassa, l’esecutore avrebbe dovuto usare l’intera mano o il pugno per premere il grande tasto.
Nel XIV secolo, l’organo era diventato “uno strumento a uso quasi esclusivo della chiesa dell’Europa occidentale” (The Encyclopedia of Music). Lo sviluppo di un meccanismo a rullo ha cambiato drasticamente l’aspetto e la funzione della tastiera dell’organo. Questo meccanismo ha permesso di posizionare le canne lontano dalla tastiera e di restringere i tasti stessi. Alla fine, usando un solo dito per ogni tasto, l’esecutore poteva suonare con grazia passaggi musicali più veloci.
Mozart apprezzò così tanto l’organo che ne parlò come del re degli strumenti.
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