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Come Esprimere Disaccordo // How to Disagree

Come Esprimere Disaccordo // How to Disagree

Published 3 years, 4 months ago
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Traduzione in italiano di Marco Trombetti dall’essay originale di Paul Graham "How to Disagree"[Marzo 2008]. La traduzione è stata pubblicata originariamente su marcotrombetti.com/disaccordo La lettura dell'articolo è di Carolina Decastri.

Il web sta trasformando la scrittura in conversazione. Mentre vent’anni fa gli scrittori scrivevano e i lettori leggevano, ora i lettori possono anche rispondere, e lo fanno sempre più spesso nei commenti agli articoli, nei forum e nei blog.

Chi risponde vuole in genere esprimere il proprio disaccordo. D’altronde, è prevedibile: le persone sono più motivate a replicare quando non sono d’accordo tra loro. Se si è d’accordo, si può aggiungere qualcosa, ma probabilmente le cose più interessanti sono già state dette dall’autore. Quando non si è d’accordo, si entra in un territorio che l’autore potrebbe non aver esplorato.

La conseguenza è che prevale il disaccordo, e questo viene espresso soprattutto a parole. Ciò non significa che la gente sia sempre più arrabbiata, tuttavia si è verificato un cambiamento strutturale nel modo in cui comunichiamo. Ma sebbene non sia la rabbia a provocare questo aumento di disaccordo, si corre il rischio che sia quest’ultimo a rendere le persone più arrabbiate, specialmente online, dove è facile scrivere cose che non si direbbero mai di persona.

Se siamo destinati a essere tutti in disaccordo, dovremmo stare attenti a farlo nel modo corretto. Ma cosa significa esprimere bene il disaccordo? La maggior parte dei lettori sa distinguere un semplice insulto da una replica ben ponderata, tuttavia credo sia utile dare dei nomi alle situazioni intermedie. Di seguito, ho cercato di elaborare una gerarchia del disaccordo.

DH0. Insulto.

Questa è la forma più bassa di disaccordo, e probabilmente anche la più comune. Tutti noi abbiamo letto commenti come questo:

6 un coglione!!!!!!!!!!

È importante tuttavia rendersi conto che un nomignolo più articolato ha lo stesso peso. Un commento come:

L’autore è un povero arrogante.

non è altro che una versione pretenziosa del primo insulto.

DH1. Ad Hominem.

L’attacco ad hominem non è debole quanto un semplice insulto. Anzi, in realtà potrebbe avere un certo peso. Per esempio, se un politico scrivesse un articolo in cui sostiene che gli stipendi dei politici dovrebbero essere aumentati, verrebbe da rispondere:

È normale che lo dica, è un politico!

Questo non confuterebbe l’argomentazione dell’autore, ma potrebbe introdurre un elemento potenzialmente rilevante. Si tratta comunque di una forma di disaccordo molto debole. Se c’è qualcosa di sbagliato in ciò che ha detto il politico, si dovrebbe dire di cosa si tratta. E se non c’è, che differenza fa che sia un politico?

Dire che un autore non ha l’autorità per scrivere su un determinato argomento è una variante dell’attacco ad hominem, e un tentativo particolarmente inutile, perché spesso le buone idee vengono proprio dall’esterno. La questione è sapere se l’autore ha ragione o meno. Se la sua mancanza di autorità lo ha portato a commettere errori, bisogna indicarli. E se così non fosse, allora il problema non si pone di certo.

DH2. Rispondere a tono.

Da questo livello, iniziamo a vedere le risposte all’argomento e non alla persona. La forma più bassa di queste consiste nell’essere in disaccordo con il tono utilizzato. Ad esempio:

Non posso credere che l’autore abbia respinto un progetto brillante in modo così arrogante.

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